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Teoria

Per la Metacorporea e per la sua visione integrata, l’essere umano è un insieme di più componenti che possono essere schematicamente identificate come:

 

 

 

Io Personale


Questo aspetto riguarda principalmente il pensiero che abbiamo di noi stessi in relazione a noi stessi.

Come ci viviamo, cosa vediamo e non vediamo di noi, quali aspetti ci appaiono significativi, quali validanti e quali invalidanti etc. Esso rappresenta in qualche modo ciò che percepiamo quando metaforicamente ci guardiamo allo specchio.

 

Io Relazionale o Sociale

 

Questo aspetto riguarda principalmente il pensiero che abbiamo di noi stessi in relazione alla nostra collocazione nel mondo. Come ci sentiamo con gli altri, cosa pensiamo gli altri vedano di noi, come ci percepiamo nelle relazioni etc. Esso rappresenta il ruolo che consapevolmente o inconsapevolmente scegliamo di recitare nel teatro della relazione con l’esterno. Entrambi questi aspetti sono stati influenzati da una serie di situazioni ambientali, sociali, relazionali e affettive che abbiamo vissuto e inconsapevolmente alimentato attraverso le nostre reazioni in un sistema che senza soluzione di continuità ci ha portato ad essere ciò in cui noi ci identifichiamo e che ora pensiamo ci rappresenti in toto.

 

Io Decondizionato

 

Questo aspetto riguarda principalmente la possibilità intrinseca in ogni individuo di viversi e percepirsi sia individualmente che socialmente in modo decondizionato e non adattato. Pur comprendendo l’io decondizionato anche la componente spirituale intesa come opportunità e bisogno di crescita presente in ogni persona esso non fa esclusivamente riferimento a questo bensì al concetto di assenza di conflitti intrapsichici, alla sensazione di pace e serenità interiore, di disponibilità amorevole e di amore disponibile, alla idea di consapevolezza dei propri mezzi e di accettazione dei propri limiti in una condizione di vivere equilibrato ed ecologico. In sintesi esso rappresenta ciò a cui tendere per ridurre la rigidità di pensiero, la chiusura emotiva o la severità espressiva.

 

Atteggiamenti dovuti alla sofferenza derivante dal conflitto interiore innescato dalla tendenza ad adeguarsi a ciò che pensiamo di essere e dall’ altrettanto forte spinta a manifestare ciò che “sentiamo di essere” e che con sempre maggior frequenza sono causa di profonda insoddisfazione, atteggiamenti nevrotici, mancato appagamento relazionale o comportamenti anche fortemente limitanti o autodistruttivi.

 

Ognuna di queste tre componenti sopra espresse (io personale.- io relazionale e io decondizionato) è a sua volta composta da un io corporeo, un io emozionale e un io cognitivo che soltanto quando sono in un ecologico e naturale stato di equilibrio contribuiscono al nostro benessere. In teoria questo stato di equlibrio è quello più presente quando si manifesta l’io decondizionato, ed è quello maggiormente legato alla spontaneità.

 

E’ ciò che dovremmo possedere nel momento in cui veniamo al mondo ma in pratica non è cosi poichè sia l’io corporeo, che quello emozionale che quello cognitivo sono condizionati e condizionabili, influenzati e influenzabili soprattutto dalle prime esperienze di vita ivi compresa la fase pre natale.

 

Potremmo dire che fin dal concepimento ed entro i primi dieci anni di vita il bambino ha già in se tutti i condizionamenti recepiti ed introitati. Da quel momento in poi ciò che accade sono tutte esperienze in parte consequenziali a quei condizionamenti. In pratica quindi lo stato di equilibrio o l’io decondizionato diventa ciò a cui dobbiamo tendere, un aspetto da riconquistare attraverso una nuova dimestichezza con i concetti di “spontaneità del sentire e di facilità del fare”.

 

Le fonti di condizionamento

 

La maggiore fonte di condizionamento è determinata dalle relazioni primarie specifiche intendendo con questo non necessariamente il padre o la madre ma quella o quelle che sono state le relazioni prevalenti in termini di tempo e affettività per il bambino. Se le relazioni primarie specifiche sono positive e amorevoli l’io corporeo, quello emozionale e quello cognitivo supereranno più facilmente i condizionamenti pre e perinatali già acquisiti e si svilupperanno in maniera rassicurata.

 

Se invece ciò non avviene si possono innescare i fenomeni dell’amore negato o della comprensione persa in cui anche i conflitti delle fasi pre e perinatali si amplificheranno. Amore negato e comprensione persa non significano necessariamente che le figure di riferimento non sono state amorevoli o comprensive ma si riferiscono piuttosto ai modi e allo status psicologico con cui il bambino può avere vissuto, recepito ed introiettato alcuni episodi.

 

Ricordiamo qui che la funzione di un percorso di crescita e autoconsapevolezza non è quella di trovare dei colpevoli per il nostro stato ma, al contrario, quello di assumerci la responsabilità dei nostri vissuti per poterli comprendere, gestire, integrare e superare in un ottica più adulta e di maggiore equilibrio.

 

Comunque sia il dolore interiore per queste situazioni potrà portare l‘io corporeo, quello cognitivo e quello emozionale ad uno stato di maggiore disequilibrio. Pertanto l’io corporeo potrà sviluppare sindromi psicosomatiche, manifestazioni dolorose, posture scorrette, contratture localizzate, atteggiamenti corporei limitanti e cosi via.

 

L’io cognitivo potrà sviluppare modalità di ragionamento ossessive, rigide, ripetitive o al contrario tendenza al pensiero magico o evitante, pensieri inquinati e/o inquinanti, dominati dalla sotterranea disistima e/o desiderio di vendetta. L’io emozionale infine potrebbe manifestare instabilità, volubilità, vulnerabilità, tendenza all’ investimento eccessivo sull’altro, affettività dipendente, esasperata freddezza, anaffettività, tendenza all’isolamento emozionale. In queste condizioni e per ognuno di questi aspetti la persona si trova in un perenne stato di ambivalenza corporea, mentale o emotiva che spesso, dopo vari tentativi di cambiamento andati a vuoto, porta a frustrazioni, all’immobilismo e alla cristallizzazione.

 

Il diritto di ognuno è riconquistare una idea di amorevolezza per se stesso e per gli altri per diminuire i conflitti e ritornare o almeno avvicinarsi a quello stato di naturale equilibrio rappresentato dall’io decondizionato. Ciò, come si diceva prima, deve avvenire senza il bisogno di incolpare qualcuno per l’amore negato ma tramite una totale assunzione di responsabilità in merito ai processi di cambiamento e alle proprie modalità che ci permetta di capire che, se da piccoli l’amore negato è quello che ci è mancato, da adulti l’amore negato è quello che facciamo mancare a noi e agli altri.