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I Pilastri

La Metacorporea si basa su concetti cardine, dai quali si estrapola poi l’operatività e la sua applicazione. Per questo motivo essi rappresentano anche i principali concetti che un counselor Metacorporeo deve non solo conoscere, ma anche apprendere e vivere durante il suo percorso di formazione.


Rappresenta il primo pilastro in quanto il sistema uomo può funzionare bene solo se vengono mantenute o ristabilite le condizioni di non conflitto e di equilibrio fra i sistemi cognitivo, emozionale e corporeo. Ecologia quindi come scienza che studia le relazioni tra gli esseri viventi e l'ambiente fisico in cui vivono e con il quale interagiscono.


Ma pensiero eco – psicologico per la visione Metacorporea significa attribuire alla psicologia oltre alla sua funzione iniziale di strumento per cercare di comprendere la particolarità dell’esperienza umana nell’ambiente, anche la funzione sicuramente più in linea con le attuali necessità di far vivere in maniera il più naturale e graduale possibile una nuova e più ricca esperienza umana, che contribuisca ad una maggiore espressione di tutte le sue potenzialità in tutte le sue sfumature e particolarità.


Per questo sempre più spesso oggi discipline apparentemente diverse come psicoterapia, filosofia, psicologia, psichiatria, matematica, sociologia, antropologia, neuroscienze, biologia danno visioni sovrapponibili e fra loro associabili ad alcuni aspetti e comportamenti della natura umana.


La Metacorporea tende quindi tramite una ecologia del corpo, della mente e delle emozioni a creare un modello di intervento che:

 

  • permetta di re-imparare ad agire e ad assumersi le responsabilità di quanto accade nel nostro mondo interiore e nelle nostre azioni esteriori,
  • permetta di pensare al modo che ognuno ha di vivere l’esistenza e di come potrebbe essere differente,
  • osservare le proprie relazioni interpersonali da una prospettiva diversa.

 

"Se il Sè, come io suggerisco, è un’entità di relazione, non può trovare un locus negli oggetti dell’esperienza. Non risiede nel cuore, come pensava Aristotele, e neanche nel cervello, come siamo propensi a pensare al giorno d’oggi. Non risiede completamente in alcun luogo, ma si manifesta prettamente nella continuità della nostra attività di differenziazione e relazione, nonchè nell’intuitiva certezza che la nostra esperienza sia veramente nostra." (Ernst von Glasersfeld).

 

Ciò che affermo è che non conta tanto ciò che l’uomo è, ma piuttosto quello che progetta di fare di se' stesso. Per fare il balzo egli deve fare qualcosa di più che scoprirsi: deve rischiare una buona percentuale di confusione. Poi, al più presto, come afferra la fugace visione di una vita diversa, deve trovare la maniera di superare il momento della minaccia paralizzante e per questo vive l’attimo in cui si chiede chi sia realmente, quello che è o quello che sta per divenire. Adamo deve aver sperimentato un momento del genere." (George Kelly).

 


L’idea di fondo è che la vita di un individuo sia alla fine riconducibile ad una successione di componenti emozionali, ognuna delle quali trova anche una precisa collocazione corporea. Queste componenti influiscono sui nostri meccanismi fisiologici che influenzano a loro volta alcuni processi corporei di cui non abbiamo alcuna consapevolezza in quanto esterni alla nostra percezione cosciente e regolati dal sistema nervoso involontario. Ecco perché interventi orientati esclusivamente sulla parola per quanto efficaci, se integrati con strumenti di facilitazione metaccorporei possono più facilmente indurre una maggiore consapevolezza individuale e un cambiamento graduale e spontaneo nell’individuo.



Il nostro sistema nervoso è composto da Sistema nervoso Centrale (SNC) (formato dal cervello, trovo cerebrale, cervelletto e midollo spinale) e Sistema Nervoso periferico SNP (formato dai neuroni). Questo è composto dal sistema sensoriale e dal sistema motorio. Il sistema motorio si divide a sua volta in somatico e autonomo. Il sistema autonomo è la parte che a noi interessa poiché è costituito da una parte volontaria e da una parte involontaria costituita dal simpatico e dal parasimpatico.

Il simpatico favorisce tutti i meccanismi legati alla attivazione dell’organismo (aumento del respiro, aumento del battito, dispersione di energia) e il parasimpatico che invece si attiva quando l’organismo è in uno stato di recupero generando effetti opposti (diminuzione del respiro, rallentamento dei battiti e recupero di energia).

Questi sue sistemi, proprio perché involontari, sono profondamente legati anche alla sfera emozionale poichè per esempio quando proviamo rabbia, frustrazione, agitazione, nervosismo, vi è una prevalenza del sistema simpatico che genera sintomi come palpitazioni, insonnia, irritabilità, etc mentre in presenza di senso di colpa, paura tristezza si attiva il parasimpatico legato a sintomi come nausea, diarrea, vomito, depressione.

Tutti i nostri processi emotivi quindi hanno anche radici di tipo biologico in quanto lo squilibrio di tipo emozionale e sempre collegato anche ad una alterazione di tipo fisiologico con cambiamenti nei livelli di adrenalina, corticosteroidi e noradrenalina che sono tutti ormoni che intervengono nella risposta corporea allo stress.


In particolare adrenalina e noradrenalina sono due ormoni detti catecolamine che vengono secreti dallo strato midollare del surrene e da alcune terminazioni nervose. Normalmente questi due ormoni intervengono nella reazione adrenergica chiamata "fight and flight", ovvero combatti e scappa che ha lo scopo di preparare l'organismo ad uno sforzo psicofisico importante in tempi brevissimi ma che è anche ovviamente collegata ad una serie di reazioni di tipo emotivo.


Nello specifico l’adrenalina ha la funzione di aumentare tutte le funzioni del corpo (gittata cardiaca, pressione sistolica, flusso ematico muscolare, renale e cutaneo, la glicogenolisi e lipolisi il metabolismo la dilatazione bronchiolare e la vigilanza) mentre diminuisce la pressione arteriosa diastolica. L'adrenalina viene secreta in risposta a stimoli di intensità molto bassa e raggiunge il picco attorno al 60% del VO2 max (volume polmonare massimale).


La noradrenalina invece interviene in risposta a stimoli di intensità elevata che coinvolgono il VO2 a partire da una percentuale del 70- 75% del suo max. Anche qui le risposte sono tutte di tipo attivatorio con l’aumento delle varie funzioni.


Questi aumenti nelle funzioni fisiologiche preparano il corpo ad affrontare un elevato stress psicofisico aumentando la broncodilatazione e il numero di atti respiratori (tachipnea).
Da questo si deduce che la respirazione è sempre coinvolta in reazioni corporee collegate anche a componenti emozionali. Per cui è anche ovvio che il respiro può essere sia sintomo di un elevato coinvolgimento emotivo sia strumento per generarlo.

 


Questo giustifica l’utilizzo di tecniche di respirazione guidata nella metacorporea.


Ma se a questa carica dell’organismo non segue uno scarico e se questa situazione perdura, cioè se l’azione viene a lungo inibita, i variati livelli di adrenalina e noradrenalina inducono uno squilibrio psicofisiologico (Henry Laborit).


Henry Laborit ha infatti dimostrato che il coinvolgimento della adrenalina e noradrenalina è presente anche quando in un organismo l’azione viene arrestata, inibita o soppressa. In questo caso questi ormoni subiscono significative alterazioni quali la diminuzione del livello di adrenalina e l’aumento di quello della noradrenalina e dei corticosteroidi generando cosi uno squilibrio energetico e fisiologico. Questo perché la inibizione provoca una mancanza di alternanza fra carico e scarico che viene sostituita dalla scarica "simultanea" di entrambi i sistemi attivatore e disattivatore.


Per cui, si osserva mancanza di coordinazione e disagio emozionale: in sostanza quello che avviene è che il corpo si prepara alla azione che poi risulta impraticabile e per questo viene bloccata.
Per trovare un collegamento psicologico a questa situazione corporea ci basta pensare a quante volte nel corso della vita avremmo avuto desiderio o bisogno di fare qualche cosa che per educazione, convenzione, cultura o condizionamento non riusciamo a fare.


Basti per questo pensare ai bambini che oggi vengono definiti iperattivi spesso con una certa superficialità quando in alcuni casi questo può non essere vero. In taluni casi infatti ciò che è “iper” non è la loro naturale tendenza al movimento bensì i livelli di costrizione motoria ed emozionale a cui sono sottoposti senza il rispetto dei ritmi ecologici di azione e disattivazione.


Tutte le condizioni in cui si verifichi uno stimolo riguardo al quale viene inibita una risposta tramite una azione fisica (tirare un pugno, scagliare un sasso), una espressione emotiva (piangere, ridere, urlare) o una espressione cognitiva (dire ciò che si crede, si pensa, si desidera) nel SNA ( Sistema Nervos Autonomo) si crea un disturbo che altera ulteriormente l’equilibrio del sistema. Questi eventi prendono il nome di SIA (Sistema di Inibizione della Azione).


Se invece, come dimostrato da Ernst Gellhorn, vi è una corretta alternanza fra azione eccitatoria (carico) e azione liberatorio (scarico) questo squilibrio non si manifesta e, al contrario, risulta indispensabile perché l’organismo si mantenga in uno stato di equilibrio e quindi di benessere.


Questo giustifica i metodi di attivazione psicofisica della metacorporea
finalizzati a ripristinare questa alternanza o a riattivare situazioni in cui essa non si è potuta esprimere.

 

Questi concetti ci portano a vedere il corpo come una unità psico fisica costituita da più sottosistemi che la compongono costituiti ad esempio dalle componenti cognitiva (ciò che pensiamo), emotiva (ciò che proviamo), percettiva (ciò che intuiamo), sensoriale (ciò che sentiamo) ed espressiva (ciò che esprimiamo) che devono essere in reciproca e univoca interconnessione.

Se questa connessione manca ci saranno attivazioni e comunicazioni parziali fra le singole parti che generano uno squilibrio in una di esse oltre che nel loro insieme. Ovviamente ognuno di questi sottosistemi è a sua volta strutturato in ulteriori sottolivelli. Per esempio il sottosistema espressivo può essere diviso in sottosistemi di secondo livello di tipo verbale, mimico, fonetico etc). Questa alchemica complessità dell’essere umano giustifica gli strumenti multiformi e a volte creativi, intuitivi e legati alla contingenza che la metacorporea utilizza con il fine di sollecitare il maggior numero possibile di sottosistemi psicofisiologici.



Le ultime ricerche di psico neuro fisiologia hanno efficacemente evidenziato lo stretto legame che esiste fra situazioni mentali ed emotive (cioè i nostri pensieri) e lo stato del sistema immunitario.
L'esistenza di neuropeptidi a costituzione aminoacidica provenienti dal cervello non è più strabiliante del fatto che a livello dei linfociti T e B (la cui funzione è quella di tutelare il corpo da aggressioni da parte di agenti infettivi o degenerativi) sono state evidenziate delle zone finalizzate alla ricezione di tali molecole: il che è come dire che qualunque pensiero trova una sua collocazione nelle cellule del nostro corpo.


A questo si aggiungono altre ricerche fra cui quella di V. Di Spazio in cui si afferma che ciò che avviene nel corso della nostra esistenza sembra si registri non solo nelle aree celebrali, ma anche in quelle spino-midollari. Queste ultime in particolare sembrano atte a registrare eventi che abbiamo percepito come minacciosi o particolarmente stressanti anche solamente dal punto di vista emotivo. In pratica si tratta di 24 coppie di punti scaglionate dalla prima cervicale alla quinta lombare con esclusione del segmento sacro-coccigeo.


Questi punti chiamati anche “placche spinali” hanno la capacità di attivarsi in relazione ad accadimenti dolorosi. Le situazioni dolorose possono essere memorizzate nella zona spino-midollare, ma anche nel torace, nella mandibola, nelle spalle, nell'addome, nel bacino.


Questo significa di fatto che la risposta corporea è totalmente autonoma da possibili arrangiamenti corticali perché viene generata in modo diretto dalla eccitazione di precise aree riflesse delle strutture spino-midollari. Ecco perché alcuni metodi usati nella metacorporea (respirazione, metafore corporee, rispecchiamenti etc.) possono attivare queste forme di memorie cellulari permettendoci di scoprire cosa impedisce ad un torace bloccato una respirazione limpida o cosa non permette al nostro bacino di sentire il piacere delle proprie sensazioni. E analogamente quali sono le emozioni che blocchiamo, che non riusciamo ad esprimere, che ci portano lontano dal nostro fluire e che ci rendono incapaci di avere fiducia in noi.



Recentemente all’Università di Siena è stato messo a punto uno studio che ha permesso di scoprire il riflesso della vita del feto su alcune caratteristiche della vita post-natale. La ricerca è stata condotta, per la prima volta in Italia, dal dottor Carlo Bellieni, dell'U.O. di Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Le Scotte e diretta dal professor Franco Bagnoli. Dallo studio di alcune situazioni prenatali e stato scoperto come l'equilibrio del bambino e la sua ricerca di stimoli motori siano legati alle condizioni di vita della madre durante il periodo di gravidanza." Le possibili alterazioni dell'equilibrio sono state studiate confrontando, per cinque mesi circa, 43 donne in stato di gravidanza, con una permanenza forzata nel letto per cause legate ad un difficile gestazione, con altrettante mamme che, durante lo stesso periodo, non hanno avuto problemi significativi.


Il risultato dimostra come i bambini delle mamme rimaste ferme durante la gravidanza abbiano qualche difficoltà di equilibrio in più rispetto agli altri neonati: ad esempio hanno maggior tendenza al mal d'auto (fenomeno legato al sistema dell'equilibrio). "Queste disfunzioni carenza di stimoli motori prenatali influisce su un corretto sviluppo del sistema vestibolare, che avviene in gran parte nei nove mesi di gestazione".


Un altro esperimento ha messo a confronto alcune madri ballerine che hanno continuato a danzare intensamente durante i nove mesi, con altrettante madri che non lo facevano. I bambini nati da madri che praticavano danza sono più esigenti nell'essere cullati e richiedono un movimento più vigoroso rispetto agli altri. Ciò dimostra che esiste una sorta di “memoria del movimento” che passa esclusivamente attraverso la via libica e non attraverso quella corticale grazie alla quale il feto può ricordare il movimento che la madre compie durante la gravidanza e come lo ricerchi ancora dopo la nascita".


Partendo da questi presupposti un aspetto importante che la metacorporea approfondisce in maniera particolare è l’influenza che lo scenario di nascita (gestazione, parto e periodo immediatamente successivo ad esso), può avere sul modo inconscio (in quanto scorporato dall’azione corticale) di vivere e gestire le relazioni (con se stesso, con l’altro, con il mondo) da parte dell’individuo.


In questa ottica anche il momento del parto vero e proprio può avere effetti significativi sulla futura vita di un individuo in quanto passaggio di stato sia fisico che metaforico.
 

Frédérick Leboyer ha molto approfondito questi aspetti sviluppando il cosiddetto “parto dolce” che si basa su alcune condizioni cardine:

 

  • Dopo il parto il bambino possa riprendersi dallo stress del parto sull'addome della madre affinché contunui a sentirne il calore e il battito cardiaco.
  • Il cordone ombelicale venga clampato e reciso tardivamente (dopo che ha smesso di pulsare) in modo da facilitare e rendere meno traumatico il passaggio alla respirazione polmonare.
  • Alla madre e al bambino venga lasciato un po' di tempo per "conoscersi" e che il bagnetto e le procedure mediche post-parto vengano effettuate successivamente.
  • Qualora possibile tutte le operazioni che coinvolgono il bambino dovrebbero avvenire in modo molto delicato, evitando rumori, movimenti bruschi e luci troppo intense.

 

Le sale parto dovrebbero corrispondere a questa esigenza, dovrebbero essere quindi degli ambienti confortevoli, isolati acusticamente e senza luci troppo intense. Molte di queste indicazioni sono state nel tempo recepite da molti reparti di ostetricia degli ospedali di tutto il mondo.


 

Quando veniamo concepiti e per tutto il periodo della gestazione il rapporto fra madre e bambino è esclusivamente di tipo corporeo. Questa situazione perdura anche dopo la nascita. Ciò è dimostrato da molti studi che evidenziano come due persone fra le quali esista uno scambio affettivo ed emotivo, abbiano l’intrinseco e reciproco bisogno di vivere un rapporto di comunicazione e sincronicità anche corporea. Quello corporeo diventa quindi anche un modo attraverso il quale si “sente l’altro”, cioè si entra in empatia. Possiamo quindi dire che quando due persone entrano in relazione possono verificarsi vari livelli di empatia, uno dei quali è appunto di tipo corporeo. Tale meccanismo prende in considerazione tutte la componenti della comunicazione non verbale (gestualità, mimica e prossemica) e le modalità con cui queste si manifestano (frequenza, ritmo, intensità). Questi elementi portano quindi due persone a sincronizzarsi su modalità che spontaneamente riconoscono come proprie (rispecchiamento corporeo) soddisfacendo così al soggettivo bisogno di corrispondenza.

 

Questo concetto è molto importante anche per il counselor che nei confronti del suo cliente deve riuscire a creare anche un rapporto di empatia corporea (la telecorporeità appunto) che contribuisca a stabilire un contenitore fiducioso entro il quale possano emergere collegamenti psico – corporei e la libera espressione emozionale.

 


Il Metodo Metacorporeo per la sue stesse caratteristiche da inevitabilmente uno spazio prioritario alla componente pratico esperienziale, alla sperimentazione diretta, al sentire prima e al capire poi.
Elementi come empatia, percezione, intuizione e affettività sono aspetti nettamente prioritari rispetto a concetti quali inquadramento, ipotesi di lavoro o interpretazione. Il lavoro avviene non sulla persona ma con la persona che attraverso la presenza empatica del professionista sviluppa con gradualità crescente le sua associazioni psico corporee.


Da queste considerazioni ne deriva che le tecniche specifiche di intervento si differenziano per livelli di complessità diversificata ma sopratutto non sono preventivamente stabilite.
A fronte di una esigenza generica (il desiderio di stare meglio) la metacorporea attiva un contenitore prima dialogico e poi esperienziale attraverso il quale la persona incomincia ad avere accesso a parti di se fino a quel momento sconosciute o soltanto inimmaginate che gli permettono di collocare in maniera più chiara il significato personale e soggettivo (e quindi unico ed esclusivo) di una determinata situazione o stato d’animo.
Ciò consente alla persona di rimanere “al centro” ed essere (anche se all’inizio inconsapevolmente) il reale artefice della propria crescita e del proprio percorso evolutivo.


Durante un incontro di metacorporea la maggiore fonte di informazioni proviene dal nostro corpo e dal modo in cui esso reagisce a ciò che sta accadendo. Per questo motivo attraverso l’esperienza vissuta e l’osservazione attiva è indispensabile sviluppare la capacita' di cogliere il dettaglio corporeo (mimica, contrazioni, astenie, tetanie) che si possono indistintamente verificare sia durante un colloqui che durante l’utilizzo di una tecnica di facilitazione con la funzione di dare espressione ad un vissuto emotivo, relazionale o affettivo.


Il nostro organismo è “ tarato” per far si che l’atto respiratorio avvenga naturalmente senza che noi ce ne rendiamo conto, tramite le contrazioni della muscolatura involontaria e la conseguente espansione e compressione della cassa toracica.

Ciononostante la respirazione è anche modificabile tramite l’intervento della volontà. In questo caso essa è sotto la regolazione del sistema corticale. Ma in alcune situazioni ove ci sia un coinvolgimento emotivo significativo le reazioni (aumento o diminuzione della respirazione) passano sotto il controllo del sistema limbico (cioè involontario). Ciò significa che questo atto è influenzato e influenzabile da componenti non legate alla sfera razionale bensì a quella emozionale. Se noi pensiamo che i momenti emotivamente più coinvolgenti sono quelli dei primi anni della nostra vita è ben comprensibile che alcuni atteggiamenti respiratori si creino proprio durante quel periodo. La conseguenza del loro perdurare è la creazione di meccanismi respiratori che, appunto perché involontari, tendono a cronicizzarsi.


Quindi il nostro modo di respirare non è solo qualcosa che mettiamo in atto per sopravvivere ma anche una modalità totalmente personale con caratteristiche assolutamente uniche ed individuali che ci caratterizza in maniera significativa . Una specie di carta di identità psico – fisiologica che riporta quello che siamo stati e che siamo. Ciò che la metacorporea chiama gli atteggiamenti respiratori personali.